“Prendo atto della nuova replica del presidente dell’ATI Francesco Italia. Più rispondono e più confermano ciò che stiamo denunciando. Italia ci dice che il problema sarebbe stata la frammentazione del sistema, la carenza progettuale, la documentazione incompleta e l’assenza dei requisiti necessari. Ma era esattamente per superare questi problemi che è stato imposto il nuovo modello di gestione dell’acqua. Se dopo anni il risultato è che il territorio non possedeva i requisiti per partecipare a un bando nazionale da un miliardo di euro e che soltanto due Comuni su ventuno sono stati finanziati sul FESR, allora la domanda resta la stessa: cosa non ha funzionato? Anzi, la replica di Italia rende la questione ancora più seria.
Perché oggi ci dice che l’ATI ha convocato riunioni, inviato comunicazioni, svolto attività di coordinamento, supporto tecnico e accompagnamento istituzionale. Se tutto questo è vero, allora è ancora più difficile comprendere come mai il risultato finale sia stato quello che oggi viene descritto dagli stessi protagonisti della gestione del servizio idrico. Più spiegano e più emerge una contraddizione evidente. Da una parte ci raccontano che il sistema ha funzionato. Dall’altra ci spiegano che mancavano i requisiti, che vi erano carenze progettuali, documentazioni incomplete e criticità diffuse. Le due cose non possono stare insieme.
Colpisce poi il continuo tentativo di autoassolversi reciprocamente. ATI, Aretusacque e Consiglio di Sorveglianza sembrano impegnati più a difendere il modello che a spiegarne i risultati. È il riflesso perfetto di quel sistema di potere che abbiamo contestato sin dall’inizio. Tutti uniti quando c’è da occupare gli organismi di governance. Nessuno disposto ad assumersi la responsabilità dei risultati quando emergono i problemi. La replica del sindaco Italia contiene inoltre una contraddizione che merita di essere evidenziata. Se davvero il problema sarebbe riconducibile ai Comuni che non hanno presentato correttamente le istanze, che non hanno integrato la documentazione o che non erano adeguatamente preparati, allora il ragionamento dovrebbe valere anche per il Comune di Siracusa.
Perché tra i Comuni che non risultano finanziati c’è anche il capoluogo di provincia amministrato dallo stesso Francesco Italia. Dobbiamo quindi dedurre che il Comune di Siracusa non aveva bisogno di investimenti nel settore idrico? Oppure che non è stato in grado di ottenere i finanziamenti disponibili? Perché delle due l’una. Non si possono attribuire responsabilità agli altri Comuni e contemporaneamente evitare qualsiasi riflessione sul fatto che nemmeno il Comune capoluogo, guidato dallo stesso presidente dell’ATI, abbia ottenuto risultati significativi su questi finanziamenti.
Anche questo è un tema sul quale i cittadini meritano una risposta chiara. Perché le giustificazioni possono cambiare. I risultati restano. E i risultati raccontano che gran parte della provincia, da Siracusa a Portopalo di Capo Passero, è rimasta fuori da importanti opportunità di finanziamento. Raccontano che il territorio non possedeva i requisiti necessari per partecipare a un bando nazionale da un miliardo di euro. Raccontano che il modello che avrebbe dovuto garantire maggiore efficienza, maggiore capacità progettuale e maggiore capacità di attrarre risorse oggi utilizza proprio quei problemi come giustificazione.
A questo punto non servono altre autodifese, altre repliche o altri scaricabarile. Servono risposte. Perché quando per anni si concentra il potere decisionale nelle mani di pochi, non ci si può presentare davanti ai cittadini dicendo che la colpa è sempre di qualcun altro. Chi ha governato il sistema idrico provinciale deve assumersi fino in fondo la responsabilità dei risultati ottenuti.
Per il resto parleranno gli atti. I cittadini meritano verità e trasparenza, non continui scaricabarile da parte di chi ha governato questo sistema.
I cittadini meritano di conoscere le responsabilità che Francesco Italia e il blocco politico che lo ha sostenuto hanno avuto in questi anni nella gestione del servizio idrico provinciale. Perché dietro i risultati ottenuti, dietro le occasioni mancate e dietro le scelte compiute ci sono responsabilità precise che non possono essere nascoste dietro comunicati e giustificazioni. Noi non ci fermeremo. Continueremo a fare il bene dei cittadini della provincia di Siracusa”.

