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Nell’accogliere la proposta di una forte sinergia pubblico-privata per riaprire siti simbolo come il Castello Eurialo o il Ginnasio Romano, il PD provinciale rilancia ponendo al centro tre priorità irrinunciabili: l’occupazione giovanile contro lo spopolamento, il supporto alla filiera dell’ospitalità diffusa e la fine delle risposte emergenziali attraverso una pianificazione strategica rigorosa.
Condividiamo l’analisi di Confindustria sulla necessità di unire le forze ma per noi il Partenariato Pubblico-Privato, che non è più un tabù, ma una necessità amministrativa, deve avere un obiettivo sociale preciso: deve diventare lo strumento per garantire ai nostri giovani il “diritto a restare”. Curare, gestire e promuovere l’immenso patrimonio archeologico e storico del nostro territorio, da Megara Hyblaea alle città del Val di Noto, deve significare la creazione di posti di lavoro stabili, dignitosi e qualificati. Non possiamo più permettere che i nostri ragazzi, formati nelle professioni dell’economia, dell’amministrazione, dei beni culturali e del turismo, siano costretti a emigrare mentre i nostri siti restano sbarrati per mancanza di personale.
Il turismo di qualità non si costruisce penalizzando chi ha investito sul territorio. Il settore extralberghiero (B&B, case vacanza, affittacamere gestiti da residenti e famiglie), ad esempio, rappresenta una risorsa fondamentale per l’economia siracusana e ha un ruolo sociale cruciale nell’evitare che la ricchezza resti concentrata solo nelle mani delle grandi catene alberghiere anch’esse importanti e fondamentali per il reddito di famiglie e piccole imprese dell’indotto. Questo comparto va sostenuto, integrato e protetto, aiutando i gestori a elevare costantemente lo standard dei servizi offerti e riconoscendo loro la dignità di attori primari dell’accoglienza.
Quello che oggi ferisce Siracusa, e in particolare Ortigia, non è il turismo in sé, ma l’assenza cronica di programmazione e pianificazione. L’anarchia commerciale e lo svuotamento dei centri storici a danno dei residenti si combattono solo smettendo di rincorrere le emergenze. Gli strumenti normativi esistono già: l’art. 52 del codice dei beni culturali e del paesaggio, ad esempio, impone ai Comuni di valorizzare e tutelare l’attività delle botteghe storiche e artigiane preservando i centri storici da usi che ne snaturino l’identità e, quindi, unisce tutela del patrimonio culturale e libertà di iniziativa economica. Serve una visione a lungo termine: promozione, pianificazione dei flussi, regole chiare per le licenze, potenziamento dei servizi e dei trasporti pubblici, e una vera strategia di destagionalizzazione che prenda esempio da modelli virtuosi come la Fondazione INDA. Mettere a sistema cultura e impresa, come suggerito dal Touring Club, richiede una cabina di regia capace di programmare oggi la Siracusa dei prossimi dieci anni.
Nelle prossime settimane il Partito Democratico promuoverà un tavolo di confronto che dia vita ad un osservatorio permanente invitando Confindustria, la Sovrintendenza ai BB.CC., le associazioni dell’extralberghiero, il Terzo Settore, i sindacati e gli enti locali. Scommettere sulla cultura come infrastruttura significa scrivere insieme regole nuove che trasformino la bellezza in sviluppo equo, stabilità per le imprese e futuro per i nostri giovani.

