Ne percepivamo l’aura. Ne abbiamo sentito il boato.
Evolution Fight ha mantenuto ogni promessa. Piazza Garibaldi si è trasformata ancora una volta in un’arena a cielo aperto, regalando alla città una notte di sport e spettacolo destinata a entrare tra le pagine più belle del fighting siciliano. Un pubblico mai così numeroso, mai così partecipe, ha accompagnato ogni incontro dall’inizio alla fine, trasformando ogni ingresso sul ring, ogni scambio e ogni verdetto in un’emozione condivisa.

La splendida cornice della Chiesa Madre illuminata, il ring al centro della piazza e una città intera stretta attorno ai propri campioni hanno fatto il resto, nell’anno che celebra il quindicesimo anniversario di Evolution Fight. Il risultato è stata una serata dal livello tecnico elevatissimo, ricca di incontri combattuti fino all’ultimo secondo e capace di confermare, ancora una volta, la crescita della manifestazione ideata e organizzata da Bruno Botindari e dalla Trinacria Team Muay Thai, ormai punto di riferimento nel panorama internazionale della kickboxing e della Muay Thai.


L’uomo più atteso era Mattia Faraoni.
E il campione romano ha risposto presente.
Contro il francese Jean Ralph Mambongo, rivelatosi un avversario durissimo, Faraoni ha messo in mostra tutto il proprio repertorio: mobilità, timing, letture perfette e una qualità tecnica superiore che gli hanno permesso di imporsi con verdetto unanime.
Il boato che ha accompagnato il suo ingresso è stato probabilmente uno dei momenti più emozionanti dell’intera serata, ma il campione del mondo ISKA ha saputo lasciare il segno anche dopo il gong finale, annunciando il prossimo appuntamento del 5 dicembre a Oktagon Roma e lanciando dal centro del ring un forte messaggio contro il bullismo, ringraziando la Sicilia per l’affetto ricevuto.
Se Faraoni ha infiammato il pubblico, Giuseppe Gennuso lo ha mandato in estasi.
Il fighter di casa si è ripreso il Titolo Intercontinentale ISKA Muay Thai nel modo più spettacolare possibile. Una gomitata chirurgica ha provocato un profondo taglio sulla fronte dello svizzero Eric Stutz, costringendo il medico a interrompere l’incontro durante la terza ripresa. Al momento del verdetto Piazza Garibaldi è esplosa: Gennuso torna campione davanti alla sua gente e Rosolini ritrova uno dei suoi simboli sportivi.
Da applausi anche l’impresa di Salvatore Blandizzi, autore probabilmente del match più emozionante della serata.
Il fighter della Trinacria Team sembrava avere il controllo dell’incontro dopo tre riprese dominate contro il croato Martin Prajnkovic. Poi la svolta. Il quarto round cambia l’inerzia del match, il quinto diventa una battaglia di sopravvivenza. Blandizzi vacilla, rischia il knockout, ma trova energie che sembravano non esistere più. Resiste, stringe i denti, combatte con il cuore prima ancora che con la tecnica e conquista il Titolo Internazionale ISKA Muay Thai trascinato da una Piazza Garibaldi che lo accompagna fino all’ultimo secondo. Se quella serata dovesse essere riassunta in uno slogan, sarebbe uno solo: “Noi siamo la resistenza.”
Dominio assoluto invece per Simona Di Dio Martello.
“The God Hammer” mette subito in chiaro le cose con un conteggio inflitto grazie a un devastante low kick, controlla il secondo round e accelera definitivamente nel terzo, dove arrivano altri tre conteggi che convincono l’arbitro a chiudere il match. Il Titolo Intercontinentale ISKA Oriental Rules prende così la strada di Torino.
Tra le prestazioni destinate a far parlare c’è quella di Oscar Cambiaghi.
Contro il campione europeo WKU Xristos Zoumpoulis, il giovane della Lottatori Milano offre una dimostrazione di superiorità impressionante. Ritmo, precisione, letture e personalità. Il greco ha il merito di non smettere mai di provarci, ma la sensazione è che sul ring ci fosse un atleta destinato ai massimi livelli. Se servivano conferme sul talento di Cambiaghi, sono arrivate nel modo più netto possibile.
Nella sfida tra colossi è Andrea Tonello ad avere la meglio ai punti su Giancarlo Zignale dopo tre riprese combattutissime, ricche di colpi pesanti e continui capovolgimenti di fronte.
Prestazione di spessore anche per Gioacchino Mancuso che, al rientro dopo tre anni di stop, supera con autorità il giovane Cristian Cozzo. Esperienza contro gioventù, 1992 contro 2005. Mancuso impone fin da subito un ritmo elevatissimo, lavora magnificamente con il pugilato e porta costantemente il match sulla corta distanza, dove costruisce una vittoria tanto intelligente quanto convincente.
Applausi anche per Amleto Bonante e Noreddine Nachiti, protagonisti di una sfida spettacolare. Il primo costruisce il successo con potenza e pressione costante, il secondo entusiasma il pubblico con schivate spettacolari e continui cambi di ritmo. Vince Bonante, ma entrambi escono dal ring tra gli applausi.
Sorride anche Luciana Germano, che dopo la maternità torna sul ring con la fame delle grandi campionesse e supera la maltese Emma Xuereb, dimostrando che il talento non conosce pause.
Chiude in bellezza Salvatore “The Rooster” Piacentino, che dopo un primo round equilibrato aumenta progressivamente il ritmo fino a mettere alle corde Skyler Bezzina, conquistando una vittoria meritata.
Ad aprire la serata erano stati invece i successi di Giurato, Buda e Attard, protagonisti della lead card.
Ma, al di là dei verdetti, il vero vincitore è stato Evolution Fight.
Quella andata in scena a Rosolini non è stata soltanto una manifestazione sportiva. È stata la dimostrazione di quanto una visione, coltivata con costanza per quindici anni da Bruno Botindari e dalla Trinacria Team Muay Thai, possa trasformare una piazza siciliana in un palcoscenico internazionale.
Il ring al centro di Piazza Garibaldi, la Chiesa Madre a fare da sfondo, migliaia di persone con gli occhi puntati sulle sedici corde e una città intera che ha scelto di vivere la propria notte di sport.
Alla vigilia avevamo scritto “Aura”, “Spettacolo”, “Finalmente”.
Dopo quello che si è visto sul ring, una parola forse le racchiude tutte.
Storia.

