I movimenti Giovani Rosolinesi e Rosolini al Centro contestano integralmente la ricostruzione
contenuta nell’articolo pubblicato il 7 luglio 2026 sulla cosiddetta “Rottamazione quinquies”, nel
quale i consiglieri comunali di opposizione hanno accusato il sindaco Giovanni Spadola e
l’Amministrazione comunale di silenzio, superficialità e immobilismo.
I fatti successivi hanno dimostrato una realtà molto diversa.
Nel comunicato del 7 luglio, l’opposizione sosteneva che il Comune dovesse aderire urgentemente
alla misura, presentandola come un’importante opportunità sociale ed economica per i cittadini e per
l’Ente. Nello stesso articolo, il presidente della Commissione Bilancio, Davide Soli, annunciava che
avrebbe convocato la Commissione già nella settimana successiva, con l’obiettivo dichiarato di
“passare dalle parole ai fatti”.
Quando, però, il sindaco ha concretamente chiesto e disposto la convocazione congiunta delle
Commissioni Affari generali e Bilancio e finanze per affrontare la questione, i presidenti Davide Soli
e Giuseppe Guastella hanno risposto con una nota formale, contestando la procedura e sostenendo
che la convocazione fosse priva di efficacia.
Ma vi è un aspetto ancora più significativo.
Nella stessa nota del 16 luglio, i due presidenti hanno completamente modificato la posizione
precedentemente espressa pubblicamente. La “Rottamazione quinquies”, inizialmente descritta come
un’opportunità irrinunciabile che l’Amministrazione avrebbe colpevolmente trascurato, è stata
successivamente indicata come una misura potenzialmente imprudente, capace di ridurre la massa
attiva dell’Ente in dissesto e di determinare persino rischi di danno erariale.
È quindi legittimo chiedersi: qual è la vera posizione dell’opposizione?
Il 7 luglio accusava il sindaco di non aderire immediatamente alla rottamazione e di rischiare di far
perdere ai cittadini un’occasione importante. Pochi giorni dopo, sosteneva invece che aderire potesse
arrecare “ingenti danni economici e patrimoniali” al Comune.
Non può essere tutto vero contemporaneamente.
Il sindaco ha successivamente respinto le contestazioni procedurali, richiamando espressamente
l’articolo 8 del Regolamento comunale, che prevede la possibilità per il sindaco di convocare le
Commissioni in caso di urgente necessità o per altra causa, e ha confermato la seduta congiunta per
il 20 luglio 2026, alle ore 8:30, avente come specifico punto all’ordine del giorno l’adesione alla
Rottamazione quinquies.
Eppure, nel giorno e nell’ora stabiliti, proprio i consiglieri di opposizione e i presidenti delle
Commissioni che avevano sollevato pubblicamente il problema non si sono presentati.
Questa è la contraddizione politica che non può essere nascosta dietro dispute formali o comunicati
stampa.
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Chi riteneva davvero urgente discutere la misura avrebbe dovuto partecipare alla seduta, esporre le
proprie perplessità, richiedere i pareri degli uffici, confrontarsi con l’Amministrazione e contribuire
alla costruzione di una proposta seria e sostenibile. Avrebbe potuto contestare nel merito, proporre
modifiche, chiedere approfondimenti o pretendere garanzie per la salvaguardia finanziaria dell’Ente.
Ha scelto, invece, di lasciare vuote le sedie delle Commissioni.
È ormai evidente un metodo politico: prima si lanciano accuse attraverso gli organi di informazione,
poi, quando arriva il momento di affrontare concretamente i problemi nelle sedi istituzionali, si
sollevano ostacoli procedurali e ci si sottrae al confronto.
Il clamore mediatico non può sostituire il lavoro amministrativo. La politica si misura nelle sedi
istituzionali, non soltanto sui social network o attraverso i comunicati stampa.
Ai cittadini chiediamo di giudicare dai fatti.
Da una parte c’è chi dedica tempo a predisporre gli atti, acquisire pareri, verificare la normativa e
cercare soluzioni condivise. Dall’altra c’è chi, dopo avere accusato l’Amministrazione di ritardi,
decide di non partecipare proprio alla seduta convocata per affrontare il problema.
Noi continueremo a scegliere la strada del lavoro, della responsabilità e della tutela degli interessi
della città. Perché Rosolini ha bisogno di amministratori che affrontino i problemi, non di spettatori
che si limitino a commentarli

