Si è svolto ieri, sabato 10 ottobre, a Canicattì (AG), il convegno dedicato ai temi della giustizia, della legalità e della sicurezza, promosso dal comitato locale di Futuro Nazionale, con il sostegno e la partecipazione di numerosi rappresentanti del partito, simpatizzanti e cittadini provenienti da tutta la Sicilia.
Un’importante occasione di confronto sui temi della sicurezza e della tutela dei cittadini, al centro delle proposte politiche del Generale Roberto Vannacci.
Tra i partecipanti anche Carmelo Floriddia, membro dell’Assemblea Nazionale di Futuro Nazionale e già vicesindaco della città di Rosolini.
Gli interventi dei relatori, tra cui l’avvocato Giorgio Carta, il coordinatore regionale onorevole Calderone e la dottoressa Annamaria Frigo, responsabile nazionale del tesseramento, hanno approfondito la necessità di una riflessione sul sistema giudiziario italiano, evidenziando l’importanza di rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e garantire maggiore certezza del diritto.
Particolarmente diretto l’intervento di Carmelo Floriddia, che ha concentrato la propria riflessione su due questioni: la legittima difesa e la presenza di detenuti stranieri nelle carceri italiane.
Sul primo punto, Floriddia ha posto una domanda:
«Come si può pretendere che un cittadino, nel momento in cui un malvivente si introduce nella sua proprietà, magari mettendo in pericolo la sua famiglia, riesca a valutare in una frazione di secondo tutte le conseguenze giuridiche della propria reazione? Chi si trova improvvisamente davanti a una minaccia concreta agisce in una situazione di paura e di pericolo. Non possiamo ignorare il rischio che, dopo essersi difeso, debba affrontare un procedimento giudiziario e persino una richiesta di risarcimento da parte dell’aggressore».
Floriddia ha quindi sottolineato la necessità di una normativa che garantisca maggiore chiarezza e tutela a chi è costretto a difendersi, nel rispetto dei principi di necessità e proporzionalità.
Il secondo tema affrontato ha riguardato il sistema penitenziario e la presenza di cittadini stranieri nelle carceri italiane.
Floriddia ha ricordato che circa il 30% della popolazione detenuta in Italia è costituito da cittadini stranieri, aprendo una riflessione sulla funzione rieducativa della pena.
«La nostra Costituzione stabilisce che la pena debba tendere alla rieducazione del condannato. Ma dobbiamo anche interrogarci sull’efficacia di questo percorso nei confronti di chi rifiuta di riconoscere e rispettare le regole fondamentali del Paese che lo ospita. Perché non affrontare seriamente la possibilità che i cittadini stranieri condannati possano scontare la pena nei rispettivi Paesi di origine, attraverso appositi accordi internazionali e nel rispetto delle garanzie previste dalla legge?».
Una proposta che, secondo Floriddia, merita un approfondimento concreto sia dal punto di vista giuridico sia sotto il profilo della gestione del sistema carcerario.
«La sicurezza non può essere soltanto uno slogan politico. Deve tradursi in regole chiare, nella certezza della pena e nella tutela effettiva dei cittadini onesti. La legalità si rafforza quando lo Stato dimostra di saper proteggere chi rispetta le regole e di farle rispettare a chi le viola».
Il convegno di Canicattì ha rappresentato un momento di confronto tra rappresentanti politici, professionisti e cittadini sulle possibili riforme del sistema della sicurezza e della giustizia, con l’obiettivo di portare il dibattito anche nei territori.
